80° Anniversario degli Eccidi di Monte Sole

80° Anniversario degli Eccidi di Monte Sole 1024 683 Caduti Marzabotto

29 settempre 2024

Interventi di Sergio Mattarella (Presidente della Repubblica Italiana), Frank-Walter Steinmeier (Presidente della Repubblica Federale Tedesca), Valter Cardi (Presidente del Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto), Valentina Cuppi (Sindaca di Marzabotto).

Discorso di Valter Cardi – Presidente del Comitato Regionale per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto

Come prima cosa vorrei ringraziare i presidenti della Repubblica italiana e Federale tedesca, Sergio Mattarella e Franz Walter Steinmeier, per essere venuti a ricordare l’80esimo anniversario degli eccidi di Monte Sole.

La prima volta che un presidente italiano e uno tedesco si sono incontrati a San Martino di Monte Sole era il 2002, quando il presidente tedesco Johannes Rau, davanti all’allora presidente italiano, Carlo Azeglio Ciampi, chiese scusa alle vittime e ai loro famigliari.

Fu un gesto di riconciliazione simbolico, avvenuto per la prima volta sui luoghi dell’eccidio.

Il presidente Mattarella è già stato ospite e oratore ufficiale a Marzabotto nel 1992 durante la commemorazione del 48° anniversario degli eccidi. Allora era un parlamentare da poco rieletto alla Camera, e oggi torna qui da Presidente della Repubblica. Vogliamo quindi dirle “ bentornato Presidente!”.

Sono passati diversi anni da allora, ma ancora oggi qui a Monte Sole-Marzabotto la memoria di ciò che è stato rimane il fondamento di quel “mai più “ in cui affondano le radici dell’Europa e del patto fra Stati europei moderni, dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Oggi da qui la nostra memoria grida più che mai alle nazioni di tutto il mondo, ma il nostro urlo sembra diventato da tempo muto. Voglio utilizzare le parole del medico e uomo di pace Gino Strada, che oggi non c’è più, ma è stato parecchie volte ospite di Monte Sole. Lui diceva: “Credo che la liberazione non sia solo la liberazione dall’oppressione nazifascista, ma io credo che la vera liberazione sia quella dalla guerra”.

Ma dobbiamo riconoscere onestamente che da questo punto di vista abbiamo perso, perché non siamo stati in grado di porre fine alla guerra e le guerre continuano.

Dalla seconda guerra mondiale ad oggi ci sono stati più di 250 conflitti, il mondo è infarcito di dittatori sanguinari e crudeli.

Nel mondo purtroppo molti soggetti politici e molti governi usano la violenza contro le popolazioni civili, coinvolgendo bambini e donne. Il nostro obiettivo rimane sempre quello di trasmettere alle giovani generazioni la memoria di Monte Sole. La Pace non ci pioverà dall’alto: dobbiamo essere capaci , dobbiamo essere capaci noi di costruirla ogni giorno”. Viva la pace e viva la Repubblica.

Discorso di Valentina Cuppi – Sindaca di Marzabotto

Buongiorno a tutte e tutti, benvenuti Presidenti.

Un saluto affettuoso ai superstiti, ai familiari e grazie di essere qui a tutte le autorità civili, religiose e militari , alle delegazioni provenienti dalla Germania e da altri paesi europei, alle studentesse e agli studenti selle nostre scuole, a tutte le associazioni e ai cittadini.

La presenza dei Presidenti di Italia e Germania oggi, 29 settembre, è davvero significativa ed importante, poiché ricade nel giorno esatto in cui ottant’anni fa cominciarono gli eccidi a Monte Sole. È una presenza essenziale e potente per rimarcare la necessità di ricordare, di fare Memoria e lo è ancora di più per il fatto che continuano ad essere alimentati venti nazionalisti e sovranisti e perché neofascismo e neonazismo sono ancora troppo presenti nelle nostre società.

Questa visita congiunta è un ritorno alle origini della nostra Unione Europea, qui dove le ragioni della genesi dell’Unione si palpano e si fanno vive.

Qui dove ci si confronta con la capacità umana di praticare la disumanità più feroce e atroce.

Qui, dove si può ascoltare ed osservare cosa furono e cosa fecero insieme nazismo e fascismo, QUI si fonda la condanna di queste ideologie capaci di arrivare a fare uccidere barbaramente esseri umani inermi e innocenti. Insieme nell’assunzione di corresponsabilità rispetto a quella colpa che i nostri paesi condividono, paesi che hanno generato regimi totalitari, discriminazione, violenza, terrore e morte.

Il Fascismo non ha colpe minori rispetto al Nazismo e va condannato da tutti nella sua totalità e nel convinto abbraccio del valore dell’antifascismo. Molti testimoni di ciò che fu ci stanno lasciando, solo nell’ultimo anno Anna Dainesi, Franco Fontana, Ferruccio Laffi, che non si è mai fermato e ha incontrato ragazzi e ragazze per dire loro con tutta la sua forza, con le sue parole, con i suoi occhi cosa fu il nazifascismo e intimarli a “Difendere sempre la Libertà”.

Qui sono stati massacrati bambini, sono state sventrate donne incinte per usare i feti per giocare al tiro al bersaglio. Bambini innocenti, alcuni di pochi giorni, alcuni non ancora venuti al mondo, considerati nemici da eliminare, definiti “loschi bacilli”, “fiancheggiatori dei banditi” dai chi li ha sterminati. Da questa barbarie, dalla consapevolezza del fatto che sia stato possibile inculcare la convinzione che un feto, che un neonato potessero essere nemici pericolosi, discende l’impegno di combattere ogni forma di negazione delle libertà, di diritti, di discriminazione, di categorizzazione di vite in “più o meno degne di essere vissute” (o più o meno degne di essere salvate, categorizzazione che oggi è molto in voga oggi , purtroppo).

È una lente di Memoria e conoscenza che filtra lo sguardo che si ha sul mondo, le scelte che si fanno e pone l’interrogativo su come sia possibile ancora oggi non vedere organismi internazionali e Stati reagire con fermezza di fronte alle uccisioni di civili, di bambini, in tanti, troppi teatri di guerra, Gaza in primis.

Da qui arriva il ripudio, non solo il rifiuto, della guerra, l’articolo 11 di cui primo artefice fu Giuseppe Dossetti, che ha fatto di Monte Sole una scelta di vita.

Il percorso che Italia e Germania fanno da decenni /e nel cammino di oggi, uniti nella volontà di difendere la Memoria, è un grande messaggio di Pace , un appello ad una Europa che sappia essere anche nei fatti e nelle scelte un’Europa di accoglienza, dove i confini nazionali contino meno della vita e della dignità delle persone, un’Europa del dialogo, che non deve credere nelle armi come strumenti di risoluzione dei conflitti. Questo invochiamo come comunità di Marzabotto e come familiari delle vittime, altrimenti quello che viene spesso definito come il sacrificio di chi con la Resistenza ci liberò dalla guerra e dal nazifascismo, non solo risulterà vano ma sarà un tradimento di chi riposa in questo Sacrario e un rinnegare i principi e i valori che hanno generato l’Unione Europea.Vi ringrazio di essere qui insieme, di aver voluto camminare con i ragazzi italiani e tedeschi che oggi sono con noi. Vi ringrazio a nome di tutta la comunità di Marzabotto e di Monte Sole . Grazie di esserci.

Discorso di Sergio Mattarella – Presidente della Repubblica Italiana

Signor Presidente della Repubblica Federale di Germania,

caro Frank-Walter,

Signori Ministri,

Signora Presidente della Regione Emilia-Romagna,

Signora Sindaco,

cari familiari delle vittime, vi ringrazio per essere qui con noi, la vostra presenza è un dono per tutti.

Cittadine e cittadini di Marzabotto,

siamo qui per chinare insieme il capo davanti a tante vite crudelmente spezzate, per riempire con i sentimenti più intensi di solidarietà quelle voragini che la disumana ferocia nazifascista ha aperto in queste terre, in questa comunità.

Siamo qui per ricordare, perché la memoria richiama responsabilità.

Nella Seconda Guerra Mondiale si toccò il fondo dell’abisso.

La barbarie, la cancellazione di ogni dignità umana.

Italia, Germania ed Europa sono state capaci di risorgere da quell’inferno, costruendo libertà, pace, democrazia, diritti, comunità, una nuova sicurezza.

I nostri genitori, i nonni non si abbandonarono alla rassegnazione. Furono capaci di trasformare il dolore più indicibile e più inspiegabile in una forza generatrice.

In una nuova epoca.

In un sistema che, benché imperfetto, intendeva guardare al rispetto della dignità di ogni persona.

Non è stato facile ricostruire un continente dalle macerie materiali e morali cui nazismo e fascismo l’avevano condannato.

Ha richiesto coraggio e sacrificio.

Presidente Steinmeier,

caro Frank-Walter,

desidero ringraziarti.

La Repubblica italiana ti ringrazia per essere qui, insieme ai nostri concittadini, insieme ai familiari delle vittime, per condividere un anniversario così carico di significato storico e civile.

Conosciamo la tua sensibilità: la presenza a Civitella Val di Chiana nel 2014, quando eri Ministro degli Esteri. L’omaggio al Mausoleo dei caduti delle Fosse Ardeatine, nel 2017. La commemorazione, due anni dopo, delle stragi nel Comune toscano di Fivizzano, con un discorso toccante. Parole che contribuirono a trasformare quel  giorno doloroso di ricordo in un prezioso seme di riconciliazione, nel segno di una civiltà più umana.

Permettimi di considerare l’evento di oggi come un segno ulteriore.

Quasi ottocento le vittime, uccise tra il 29 settembre e il 5 di ottobre del 1944 nei Comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzane Morandi. Quasi duecento i bambini, il più piccolo di 14 giorni.

Marzabotto e Monte Sole sono simbolo tra i più sconvolgenti della strategia di annientamento che accompagnò la volontà di dominio, il mito razziale, la sopraffazione nazionalista, insomma quell’impasto ideologico che sospinse il nazismo – e i suoi complici, tra cui il regime fascista – a perseguire il progetto catastrofico di conquistare l’Europa e di svuotarla della sua storia.

In queste terre, tra i fiumi Setta e Reno, si compì l’eccidio di civili più grande e spietato tra quelli commessi nel nostro Paese durante la guerra.

Queste terre hanno conosciuto il terrorismo delle SS e dei brigatisti neri fascisti.

Non c’erano ragioni militari che potessero giustificare tanta crudeltà.

Sui pendii di Monte Sole vennero uccisi anche sacerdoti.

Don Ubaldo Marchioni era all’altare di Casaglia di Caprara.

Non si trattava soltanto di disprezzo verso la religione. Era “la negazione radicale di ogni umanità”, come scrisse Giuseppe Dossetti, capo partigiano, Costituente, dirigente politico di primo piano, che lasciò la politica attiva per fondare, proprio a Casaglia, la sua comunità di monaci, per riposare poi, a pochi passi dalla chiesa distrutta, in quel piccolo cimitero divenuto anch’esso teatro di sterminio.

Perché? Perché tutto questo? Si può, si deve dimenticare?

Continuiamo a chiedercelo percorrendo questi luoghi, sostando dinanzi ai memoriali.

Le domande penetrano le nostre coscienze, senza riuscire a fornire una risposta esaustiva, definitiva, segnalando, piuttosto, una irrisolta inquietudine.

“È accaduto, quindi può di nuovo accadere”, ci ammonì Primo Levi.

Può accadere se dimentichiamo.

Ma, oggi, i conflitti in atto, i luoghi della sofferenza dove il diritto umanitario internazionale non trova applicazione, ci richiamano bruscamente alla responsabilità di non essere né ciechi, né addormentati, né immemori.

Non dobbiamo mai dimenticare, anche se fatichiamo a comprendere.

O forse, per citare ancora Primo Levi: “quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere, perché comprendere è quasi giustificare”.

Sbagliamo se pensiamo che il razzismo, l’antisemitismo, il nazionalismo aggressivo, la volontà di supremazia, siano di un passato che non ci appartiene.

Quanto accade ai confini della nostra Unione Europea suona monito severo.

I fantasmi dell’orrore non hanno lasciato la storia.

Ecco la ragione del pellegrinaggio laico a questi luoghi, fonti della nostra odierna convivenza civile, richiamo perenne alle follie degli uomini.

Ecco le ragioni per cui i Presidenti Einaudi, Pertini, Scalfaro nel cinquantesimo anniversario della strage, Ciampi insieme al Presidente tedesco Rau, vollero salire quassù.

Per ribadire solennemente “mai più”.

Oggi, la tua presenza, caro Presidente Steinmeier, è una ulteriore spinta ad andare avanti insieme nel costruire il futuro.

Marzabotto e Monte Sole sono pietre angolari della Repubblica italiana.

A ottant’anni da quei tragici giorni oggi avvertiamo più nitidamente che Marzabotto e Monte Sole sono simbolo e fondamento dell’intera Europa, prova del nostro destino comune che, insieme – caro Frank-Walter – nei giorni scorsi, a Berlino come a Bonn e Colonia, abbiamo confermato di volere scegliere.

Quello di un’Europa che non rinuncia, e anzi vuole sviluppare i suoi valori, la sua civiltà, il suo diritto, fondato sul primato della persona.

Così contribuiremo a un’Europa di pace, fondata sui valori che qui vennero negati con immane spargimento di sangue.

Quell’Europa dei popoli e non della volontà di potenza e di supremazia di ogni Stato.

Quella dell’Unione Europea, grande spazio di libertà nel mondo.

A questa Europa contribuiscono insieme tedeschi e italiani.

In questa giornata, alla presenza del Presidente Steinmeier, possiamo affermare, che le parole pronunciate dal Presidente Rau nel 2002 possiamo ribadirle:

“Marzabotto è divenuto luogo che non separa più tedeschi e italiani ma li unisce”.

Discorso di Frank-Walter Steinmeier – Presidente della Repubblica Federale Tedesca

Le parole in questo luogo si fanno piccole.

Non bastano per descrivere

quanto accadde qui a Monte Sole

ottanta anni fa.

Così tanta crudeltà.

Così tanta sofferenza.

Così tanto dolore.

Così tante persone la cui vita

venne qui annientata.

Signor Presidente, caro Sergio,

Cari ospiti,

fu bestiale la furia scatenata qui

dalle truppe tedesche appartenenti

alla seidicesima Divisione

corazzata granatieri delle SS “Reichsführer-SS“.

Con l’appoggio della Wehrmacht

volevano vendicarsi

per la resistenza dei partigiani

della Stella Rossa.

Ma volevano molto di più della vendetta.

Erano spinti dalla volontà di sterminio.

In quei giorni d’autunno

del Mille novecento quarantaquatro [1944],

gli uomini delle SS uccisero

come se fossero assetati di sangue.

Rinchiusero le persone nelle case

e vi gettarono dentro

bombe a mano.

Diedero fuoco a stalle, case, chiese, cappelle.

Non dimostrarono nessuna pietà,

nessuna umanità,

neppure per donne, sacerdoti, uomini anziani.

E neanche per i bambini,

così tanti bambini.

Cinque giorni durò il massacro.

Furono cinque giorni d’inferno.

Alla ritirata dei tedeschi

i morti erano settecento settantuno [771].

Tra cui oltre trecento [300] donne

e oltre duecento [200] bambini,

perfino neonati.

A Marzabotto si consumò il più efferato

di tutti i crimini

commessi da truppe tedesche in Italia

durante la seconda guerra mondiale.

Signore e Signori,

è un cammino difficile venire

come Presidente Federale tedesco

in questo luogo dell’orrore

e parlare a Voi.

Ma sono profondamente grato

per il Vostro invito,

stimate cittadine e stimati cittadini di Marzabotto

e dei comuni limitrofi.

E ringrazio Lei,

caro Presidente Sergio Mattarella,

per la possibilità di percorrere

anche oggi assieme questo cammino,

di essere venuti assieme qui

dopo la Sua visita di Stato in Germania.

Siamo qui oggi uniti nel dolore,

ma anche in profonda amicizia.

Fivizzano, Marzabotto, le Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Civitella,

in tutte queste località

le truppe naziste

perpetrarono crimini disumani in Italia,

accecate dall’odio e dal fanatismo.

Questi luoghi ne rappresentano

tanti altri meno noti,

che soprattutto in Germania

sono quasi sconosciuti.

Anche per questo sono qui oggi.

Cari ospiti,

oggi sono qui davanti a Voi

come Presidente Federale tedesco

e provo solo dolore e vergogna.

Mi inchino dinnanzi ai morti.

A nome del mio Paese

oggi Vi chiedo perdono.

Le vittime e Voi,

i discendenti e i familiari,

avete diritto alla memoria.

Nelle Vostre famiglie continuano

a vivere il ricordo, il dolore, l’orrore

– l’ho appena sentito

parlando con alcuni di Voi.

Quello che mi avete raccontato

mi ha molto commosso.

Tutta questa zona

intorno a Monte Sole è segnata ancora oggi

da profonde e visibili cicatrici.

E io so che il dolore è ancora più grande

perché la maggior parte dei crimini

è rimasta impunita.

Questa è la seconda colpa

di cui noi tedeschi ci siamo macchiati.

Cari familiari, cari discendenti,

che io possa parlare qui oggi

è possibile solo

perché Voi tutti avete concesso

a noi tedeschi la riconciliazione.

Che preziosissimo dono!

Questa riconciliazione la vivete molto concretamente qui a Marzabotto

e nei comuni limitrofi.

Nella Vostra Scuola di Pace,

in stretto scambio con giovani tedeschi,

nel gemellaggio con Brema-Vegesack

e nella sua Scuola Internazionale di Pace.

Caro Signor Ekkehard Bohne,

caro Signor Gunnar Sgolik,

stimata Signora Patrizia Zanasi,

stimato Professore Carlo Gentile,

Voi, la gente qui a Monte Sole,

Voi tutti Vi adoperate

per salvaguardare la memoria.

Ed è particolarmente importante il fatto

che Voi la tramandiate ai giovani,

e di questo Vi ringrazio.

Ed è ancora più importante

che i giovani conoscano il passato,

poiché sono solo pochi i testimoni rimasti.

Anche per questo mi sta a cuore

il Fondo italo-tedesco per il futuro,

che trasmette la memoria

alle giovani generazioni.

Infatti, noi dobbiamo ricordare,

lo dobbiamo alle vittime,

a Voi, i discendenti e i familiari.

„[Eppure,] raccontare dobbiamo,

è un dovere verso i compagni

che non sono tornati,

ed è un compito

che conferisce un senso

alla nostra sopravvivenza “,

così si espresse il grande Primo Levi,

egli stesso un sopravvissuto

al terrore nazista.

Ricordare perché quanto accaduto non ritorni

– questo è il lascito di Primo Levi.

Questa è la responsabilità

dinnanzi alla nostra storia

– soprattutto per noi tedeschi.

E questa responsabilità

non può essere archiviata.

In questa giornata di commemorazione

vorrei rammentarlo molto consapevolmente

a tutti i tedeschi.

Vorrei rammentarlo molto consapevolmente

anche perché viviamo un momento

in cui anche nel mio Paese

assistiamo a una recrudescenza

delle forze nazionaliste e di estrema destra.

Forze che intendono indebolire

o minare la democrazia

– proprio nel mio Paese.

Questo mi preoccupa.

Ma mi dà anche determinazione.

La nostra responsabilità oggi

è di nuovo maggiore rispetto a molti anni fa: impegnarsi e lottare per i valori

alla base della nostra Europa unita,

delle nostre democrazie.

L’Europa ha un futuro di pace solo

se noi tedeschi non dimenticheremo mai

questa responsabilità

dinnanzi alla storia

e la difenderemo.

Mai più,

questo è l’imperativo morale

che deve guidarci ora

e per sempre in futuro!

È allo stesso tempo monito e missione.

Come Presidente Federale tedesco

Vi prometto:

farò di tutto affinché noi tedeschi

onoriamo questa responsabilità

e il dono della riconciliazione.

Per questo lotterò ogni singolo giorno.

Avere Voi tutti, avere Lei,

un convinto europeista,

al mio fianco, caro Presidente Mattarella,

mi infonde speranza.

I nostri due Paesi sanno

che la democrazia,

anche dopo essere stata conquistata,

non è mai scontata.

Sappiamo che la libertà

e la democrazia vanno protette e difese,

che un nazionalismo eccessivo

porta alla guerra.

Dobbiamo, quindi, andare avanti

sulla nostra strada della riconciliazione

e dell’amicizia,

verso un buon futuro

per i nostri figli e nipoti

in un’Europa forte, unita e democratica.

„Sono i bambini che sono stati capaci

di sperare in un mondo migliore

e di lottare, quotidianamente,

per la sua realizzazione.“

Così scrisse Anna Rosa Nannetti,

anche lei sopravvissuta all’eccidio,

riferendosi ai bambini di Marzabotto.

A cui ha dedicato

un toccante monumento scritto.

Ai bambini sopravvissuti.

Questa frase è per noi una missione.

Dobbiamo credere in un mondo migliore.

Lottare ogni giorno insieme

per la sua realizzazione!

Vi ringrazio di cuore!