Dante Cruicchi

(1921-2011)

Testimone e impegno di pace e libertà

Dante Cruicchi (Castiglione dei Pepoli, 29 luglio 1921 – Castiglione dei Pepoli, 1 aprile 2011) è nato a Castiglione dei Pepoli nel 1921, pochi mesi prima il padre Bruno, capomastro muratore, aveva aderito al neonato Partito comunista d’Italia. Nel 1933 la famiglia Cruicchi si trasferisce nei pressi di Parigi, a causa della difficoltà del padre antifascista di trovare un buon lavoro, dove si integra nella comunità di fuoriusciti italiani e il padre Bruno trova lavoro come capomastro. Nel 1936, l’adolescente Dante collabora alla rete di supporto in aiuto dei volontari italiani che andavano in Spagna a combattere per la Repubblica. Nel 1938, lavora negli ambienti del fuoruscitismo alla creazione di un centro giovanile antifascista ed entra in contatto con Giuseppe Dozza, Giuseppe Di Vittorio, Giorgio Amendola e Pietro Nenni. A causa della perdita del lavoro da parte del padre nel 1939, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e nel contesto della sempre più alta tensione fra Francia e Italia fascista, i Cruicchi rientrano a Castiglione del Pepoli. Nemmeno ventenne Dante Cruicchi viene arruolato nell’esercito italiano, inviato prima in Sicilia e poi nei Balcani. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 viene catturato dai tedeschi mentre cercava di raggiungere la resistenza jugoslava e viene internato nel campo di Luckenwalde, nei pressi di Berlino. Quando il campo viene liberato dall’esercito russo, nella primavera del 1945, Cruicchi fa rientro in Italia compiendo gran parte del tragitto a piedi. Giunto a Castiglione nel luglio del 1945, inizia a occuparsi di politica, iscrivendosi al Pci locale, con il quale viene eletto consigliere comunale nel Comune di residenza nelle prime elezioni amministrative dell’Italia repubblicana. Contemporaneamente riceve un incarico in qualità di giornalista nel settimanale della Federazione bolognese del Pci, «la Lotta», del quale sarebbe poi stato anche direttore responsabile. Nel 1957, inizia una lunga serie di viaggi in Medio Oriente, in Africa e in altri paesi stranieri come corrispondente estero de «l’Unità». Tra il 1959 e il 1961 diventa segretario dell’Organizzazione mondiale dei giornalisti, con sede a Praga. Rientrato in Italia, dopo il matrimonio e la nascita di un figlio, torna a occuparsi di politica, sempre fra le fila del Pci. Nelle elezioni comunali del 1964, viene eletto consigliere comunale a San Benedetto Val di Sambro, rimanendo in carica fino al 1974.

Nel 1969 entra anche nel Consiglio provinciale di Bologna, subentrando a Luigi Lenzarini. Alle elezioni amministrative del 1970 Cruicchi viene riconfermato consigliere provinciale. Dal 1972 al 1975, ricopre anche il ruolo di assessore alla viabilità e ai trasporti della Provincia di Bologna, prendendo il posto che era di Antonio “Spartaco” Brandalesi. Nel 1975, viene eletto sindaco di Marzabotto e mantiene la carica per tutto il decennio 1975-1985. Nel mandato 1985-1990, è nuovamente eletto consigliere comunale sempre a Marzabotto. Dal 1975 si attiva per l’istituzionalizzazione del Comitato per le Onoranze ai Caduti di Marzabotto che sovrintendeva alle commemorazioni della strage di Montesole, formalizzato prima su base comunale (1976-77) e poi regionale (1982-1984). Dante Cruicchi è stato presidente del Comitato per quasi tre decenni, ovvero fino alla morte sopraggiunta nel 2011. In questo lungo periodo di attività, ha promosso la creazione di gruppi di lavoro, due dei quali furono all’origine rispettivamente del Centro di documentazione di Marzabotto per le stragi nazifasciste e delle rappresaglie di guerra, che includeva l’archivio dello stesso Comitato, e del Parco storico di Monte Sole. Negli anni in cui è stato sindaco di Marzabotto, Cruicchi ha dato un contributo decisivo al rafforzamento delle relazioni internazionali del comune emiliano. Ha avuto un ruolo chiave nella creazione dell’Unione mondiale delle città martiri, della quale Cruicchi è stato segretario generale e anche vicepresidente. Fondata a Bastogne nel 1982, l’Unione mirava a creare un solido legame formale tra le località teatro di crimini di guerra e stragi nel corso del Novecento. È stato inoltre membro del Comitato esecutivo dell’Associazione nazionale delle città messaggere di pace e della Federazione mondiale delle città unite; di quest’ultima, presidente del Comitato italiano. Il suo impegno per la pace gli è valso nel 1986 il titolo di “Artigiano della pace”. Tra gli anni ottanta e novanta si impegna particolarmente per stringere relazioni con le città di Hiroshima e Nagasaki, per la valorizzazione di figure chiave della Resistenza tedesca, come i fratelli Scholl, e per avviare ai rapporti con città e paesi coinvolti nei conflitti tardo-novecenteschi, dal Kurdistan all’ex-Jugoslavia. E’ morto l’1 aprile 2011.